Sicko di Michael Moore.
Un documentario sulla sanità, ma anche una visione del mondo e dell'umanità secondo la politica. Sconvolge come gli Stati Uniti d'America siano una potenza mondiale che tratta le persone come rifiuiti da smaltire, chi sta male deve dimostrare di stare bene. Usciti dal cinema ci si guarda intorno e si pensa che la salute costa, ma è anche un diritto dell'uomo e non solo degli animali domestici. Grazie al giornalismo la politica forse si da una regolata. Grazie Michael
The Departed (trad. i defunti) un film di Martin Scorsese
Un vero è proprio SCOOP della comicità è l'ultima fatica di W.Allen
Il film Syriana si occupa di terrorismo e degli affari del petrolio, per questo andrebbe visto.
Poteva un regista fondamentale per il cinema attuale (l’ autore ebreo di “Schlinder’s List”) non occuparsi del terrorismo che caratterizza questo inizio di millennio?
Il film “Memorie di una geisha” da qualche settimana nelle sale dei cinema italiani, è un’occasione per avvicinarsi ad un mondo pieno di fascino: il Giappone. Per il Giappone la figura della geisha è molto importante. Queste donne di grande bellezza hanno avuto, nella storia, anche il compito di tramandare quella cultura che altrimenti sarebbe andata persa. Per noi occidentali è istintivo associare le geisha alla trasgressione. Niente di più lontano da quello che il film, ma ancora di più il libro dal quale è tratto, testimoniano. La geisha (artista in giapponese) assume il ruolo di intrattenitrice, con tutti gli strumenti che gli sono messi a disposizione da una educazione ferrea. In quartieri specifici, una scuola (okiya) forma la giovane Sayuri. Ispirato ad una storia vera, il film è un tentativo di comprendere un mondo a noi lontano, con attrici cinesi (una scelta discutibile). Il racconto nasce dal diverso destino di due sorelle rapite da una famiglia povera, la più bella (Sayuri) diviene una rinomata geisha, l’altra, più goffa, viene portata in un bordello.
Woody Allen nel film Match Point ha dato prova in questi giorni della sua genialità come autore modernissimo e sempre pungente, ironico con tutta l’intelligenza di un intellettuale che partito da New York si è fatto conoscere nel mondo. Conosciuto da me nel film Manhattan, oggetto di analisi semiotica all’università, ieri l’ho rivisto all’opera in una storia che parte dal dilemma causalità o arbitrio. La fortuna conta più di tante altre cose, questo è il match point. La palla da tennis tocca la rete e poi la supera o torna indietro facendoci perdere, solo fortuna. Parla della disillusione della scienza, descrive nel film i vizi umani, la necessità di nascondersi dietro falsità per non cadere nel burrone. La bellezza provocante di Scarlett Johansson completa l’opera. Fortuna che esistono autori di questo calibro.
Un ottimo esercizio della fantasia libera è “Le cronache di Narnia” Il leone, la strega e l’ armadio con protagonisti 4 bambini valorosi (chi più chi meno, c’è pure il traditore in fascie!) che si perdono in un mondo pieno di sorprese e fuori da molti canoni che rendono a volte scontate le cronache di tanti voli della stupenda fantasia dei bimbi. Non esistono scene erotiche o una sequenza di sangue o volgarità da film per grandi.