Se cambi sei solo, se vinci eccoli tutti (di Francesco
Alberoni).Vi sono dei momenti
nella vita in cui noi imbocchiamo una
strada nuova, inesplorata. Ci succede quando, terminati gli studi, cerchiamo un
lavoro, quando decidiamo di
lasciare il nostro paese per andare in una grande città. Quando lasciamo un
lavoro sicuro per un’attività imprenditoriale, quando ci
innamoriamo ed andiamo a vivere con un’altra persona. Ma anche quando decidiamo di seguire la nostra
vocazione politica, religiosa, o artistica. (…)
In questi
momenti difficili, cruciali, in questa lotta in un terreno sconosciuto, infatti, quasi sempre siamo
soli. Anche le persone vicine (…) si tirano da parte, stanno a guardare. Spesso sono diffidenti, sospettosi, ci criticano o non ci difendono dagli attacchi che subiamo.
Perché? Perché
siamo usciti dal gruppo, ci siamo staccati da loro. Il
gruppo, l’insieme (…) è un tutto organico, in cui ciascuno ha una identità definita. E le diverse identità si combinano a costituire un mosaico. Adesso noi cambiamo
ruolo, ci separiamo, (…) scompaginiamo il mosaico. Il
singolo individuo, separato dagli altri è disposto a capirci. Ma quando torna a parlare con loro cambia idea, si fa contagiare dalla reazione del gruppo. (…) di un
uomo dicono che ha perso la testa, di una
donna che è una poco di buono. (…) è più facile che l’aiuto arrivi da uno
sconosciuto, da un soccorritore esterno. Se il tentativo di innovazione finisce male, i critici esultano perché avevano ragione. Però di solito
l’innovatore vince. Perché si
batte selvaggiamente, perché ce la mette tutta. E allora,
dopo la vittoria, il gruppo ritorna festante per appropriarsi di lui e del suo successo. Arrivano anche i parenti più lontani, i compaesani e tutti dicono di aver capito. <<Ti ricordi? Ti ricordi?>> gli mormorano reinventando il passato. E
l’innovatore, che ha tanto sofferto della solitudine, adesso si consola con questa
menzogna collettiva.